
sabato 28 luglio 2007
I tramonti, la notte e la strada

venerdì 27 luglio 2007
Il vento

giovedì 26 luglio 2007
Dalle barricate, XVII giorno.

Sfogliando il blog di Simone ho trovato questa bellissima foto. La sua storia: Sisotto fa una pausa, scende in strada (vive e lavora a Sidney da marzo) e trova questa foglia. Gli viene l'illuminazione, scrive il biglietto, la appende, scatta la foto e via, la pubblica sul blog.
Oggi l'ho trovata e per fare anche un little gift a lui l'ho pubblicata pure io. E' un'istantanea speranzosa, che non fa mai male, viene da lontano, ma in quel lontano ci vive il mio amico, quindi non è poi così lontano. E guardandola, mi è venuta in mente quella cena fatta a Genzano a gennaio, il 30 per l'esattezza. Alla vigilia di eventi importanti per tutti, ci siamo ritrovati davanti a una tagliata per guardarci negli occhi, noi "LumzaFriends", quelli che volevano cambiare il mondo (e la Lumsa, a dire il vero. Ma non ci siamo mica riusciti...). Buttando sul tavolo vecchie foto, quaderni con i racconti delle mattinate passate sui banchi dell'aula magna, schizzi con le arche di noè (e chi se lo dimentica il cane calabrese?!). Cercando di capire cosa sarebbe successo domani, provando a pensare un futuro che avremmo voluto vivere a modo nostro. Ci siamo riusciti? Un po' sì, un po' no. Ma tanto di tempo ce n'è, possiamo ancora aspettare, pensare, progettare.
martedì 24 luglio 2007
sull'araba fenice e sui milioni di euro...
Il simbolo della Fenice trova le proprie origini nell’antico Egitto ove assumeva il significato solare associato alla città di Heliopolis. In essa veniva onorato il dio Sole che ogni giorno sorgeva e tramontava. La Fenice rappresenta spesso la fase finale del processo alchemico e gli alchimisti in questo uccello riposero il significato della spiritualizzazione completa, della rinascita della personalità risultato finale della Grande Opera. Secondo un mito greco, rifacentesi ad uno più antico egizio, la Fenice risorgeva dalle ceneri della sua pira ogni cinquecento anni e tale leggendaria immagine di longevità ed immortalità costituì, durante il Medioevo, un parallelo con l’immortalità e la resurrezione di Cristo dal Santo Sepolcro. Nell’opera l’iconografia dell’uccello viene dopo quella del Pellicano non solo nel rispetto della successione delle fasi alchemiche, ma anche nel significato rispetto a quello che lo precede. Infatti la sua capacità di ricrearsi acquisisce il significato divino nei confronti di quello umano del Pellicano. Il magnifico aspetto rosso dell’uccello (‘fenice’ deriva da una parola greca che significa ‘rosso’) evoca il fuoco creatore capace di dissolvere le tenebre della notte simboleggianti la condizione della morte, del peccato, dell’anima liberata dalla natura umana che l’opprime. Il simbolo alchimistico è molto diffuso e viene spesso impiegato per raffigurare la proprietà della Pietra Filosofale capace di moltiplicare e aumentare la quantità d’oro ottenibile dalla trattazione della vile materia prima. Nel lato sinistro della tavola la Fenice è riprodotta come simbolo maschile che protegge i due elementi fuoco e aria contenuti nelle due sfere sotto le sue ali".
Questo testo me lo ha girato Marco, che prima di essere uno dei miei migliori colleghi è un caro amico. Ecco perché, certe volte, quando penso che il mondo Epolis possa fermarsi, mi arrabbio. Perché ha creato una sinergia tra alcuni di noi unica. Perché trovarsi ogni giorno fianco a fianco a tirare su notizie, pensare il giornale, vederlo crescere ora dopo ora, provare l'emozione unica di costruirlo, pagina dopo pagina, mettendo insieme le nostre capacità ma anche i nostri limiti, cementifica, rende migliori. Perché basta una telefonata per far ritrovare insieme dieci disperati davanti a una pizza, girando su e giù per il lombardo-veneto alle 3 del mattino. Solo chi l'ha provata può capire quella solidarietà profonda di chi vive 12 ore al giorno insieme. Si diventa un po' fratelli, un po' amici, un po' vicini di casa, un po' conviventi. Ecco perché nemmeno mille milioni di euro bastano per ripagarci di tutto questo.
la mia casa

«Tutta la strada è tappezzata di fiori.. Neanche un filo d'aria si muove e i fiori giacciono al suolo, come se fossero pesanti pietre preziose» (C.H. Andersen).
Quella che si vede accanto, è via Livia nel giorno dell'Infiorata, una festa bella e colorata che si celebra ogni anno la domenica dopo il Corpus Domini, a giugno. Tutta l'aria di Genzano profuma, perché di petali ce ne sono tanti. E l'odore della ginestra, del garofano, della rosetta, del granoturco e ancora, della mortella, della finocchiella, della sausa, del pino e del seme di scopa, si mischia quello del pane appena sfornato, in un turbine che avvolge l'aria e la imprigiona con queste essenze. La via che porta al Duomo, viene totalmente ricoperta da un tappeto floreale che, in pannelli di perfezione artistica, riproduce opere d'arte famose, tappeti elaborati ed opere di pittori celebri. L'Infiorata nata come sentimento di fede è diventata dal 1778, grazie ai fratelli Arcangelo e Nicola Leofreddi, una manifestazione d'arte suggestiva. E' gloria di fiori e di colori, che in poche ore prendono forma. Garibaldi nell'agosto del 1875 si rifiutò decisamente di passarvi sopra perché «certe cose divine non si calpestano».
In questo angolo dei Castelli romani, stretto tra le colline e la Città eterna sono nata e cresciuta. E non potevo non lasciarne segno sul mio blog che muove i primi passi.
lunedì 23 luglio 2007
l'araba fenice, dalle barricate
Qui accatastava ramoscelli di mirto, incenso, sandalo, legno di cedro, cannella, spigonardo, mirra e le più pregiate piante balsamiche, con le quali intrecciava un nido a forma di uovo.
Infine vi si adagiava, lasciava che i raggi del sole l'incendiassero, e si lasciava consumare dalle sue stesse fiamme mentre cantava una canzone di rara bellezza. Dal cumulo di cenere emergeva poi un piccolo uovo che i raggi solari facevano crescere rapidamente fino a trasformarla nella nuova Fenice nell'arco di tre giorni dopodiché la nuova Fenice, giovane e potente, volava ad Heliopolis e si posava sopra l'albero sacro".
Il mio primo post, il mio primo blog nasce in una delle estati più calde della mia vita. Sia per le temperature, sia per ciò che mi sta accadendo. E, iniziando questa avventura, ho pensato che fosse bello chiamare il mio nuovo diario come il bellissimo volatile mitico, che dopo aver vissuto moriva e rinasceva dalle sue stesse ceneri.
Scrivo dalle barricate che hanno la forma di una redazione, quella de Il Brescia, dove insieme con i miei colleghi passiamo le giornate ad aspettare delle notizie, buone o cattive che siano. Ma non per pubblicarle, come sarebbe normale per un quotidiano, ma per sapere cosa ne sarà del nostro futuro. E mentre aspettiamo, abbiamo trasformato questa nostra bella redazione in una barricata. Per resistere, resistere, resistere...