Ora ce la possiamo fare da soli, io e miei occhi nuovi. Giorno dopo giorno ci rafforziamo per poter essere indipendenti da voi speriamo il più a lungo possibile. Vi ringraziamo di nuovo e con il cuore: e questa volta, se scenderà una lacrima di commozione non si appanneranno nemmeno le lenti!
giovedì 26 febbraio 2009
Un saluto
Ora ce la possiamo fare da soli, io e miei occhi nuovi. Giorno dopo giorno ci rafforziamo per poter essere indipendenti da voi speriamo il più a lungo possibile. Vi ringraziamo di nuovo e con il cuore: e questa volta, se scenderà una lacrima di commozione non si appanneranno nemmeno le lenti!
domenica 8 febbraio 2009
Lettera ai miei occhi
La prima cosa che ho visto con i miei occhi non la ricordo. Ho i primi ricordi dall'asilo, i colori delle pareti, il giallino di muri e soffitti, il verde del giardino, il blu dell'appendiabiti. E il bianco dei piatti di plastica, il verde dei contenitori dove portavano il pranzo e le mezze rosette con la Nutella per merenda. I colori della coperta con la quale mi addormentavo il pomeriggio. Poi, mi ricordo il colore del palazzo di casa mia. Così come i colori della mia cameretta, il rosa del giacchetto che indosso in una foto che conservo ancora. Poi, i volti delle maestre, quelli dei compagni, dei miei fratelli che crescevano.
Dalla V elementare, i miei occhi hanno avuto bisogno di un aiuto. Li ricordo bene, tondi e color oro. Poi c'è stata quello colorato, celeste, rosa, arancio. Sempre tondi. Poi gli occhiali sono cambiati e le lenti si sono fatte più spesse. Sono arrivate le lenti a contatto. E gli occhi sempre lì, a guardare. Quante belle cose, ho visto con gli occhi assieme a occhiali e lenti. Tutto questo fino a oggi.
Domani, se Dio vuole e la scienza è clemente, gli aiuti non mi serviranno più.
Dalla V elementare, i miei occhi hanno avuto bisogno di un aiuto. Li ricordo bene, tondi e color oro. Poi c'è stata quello colorato, celeste, rosa, arancio. Sempre tondi. Poi gli occhiali sono cambiati e le lenti si sono fatte più spesse. Sono arrivate le lenti a contatto. E gli occhi sempre lì, a guardare. Quante belle cose, ho visto con gli occhi assieme a occhiali e lenti. Tutto questo fino a oggi.
Domani, se Dio vuole e la scienza è clemente, gli aiuti non mi serviranno più.
mercoledì 14 gennaio 2009
martedì 30 dicembre 2008
Lo zaino per il 2009
Domani finisce l'anno, oggi è tempo di preparare lo zaino che mi accompagnerà nel 2009.
Quest'anno ci infilo subito Valerio e tutto ciò che verrà nei prossimi mesi; ci metto la mia famiglia per intero; gli Amici, quelli vicini e quelli lontani, chi c'è sempre nonostante il tempo che passa, chi sa leggere tra le righe, chi sa che un'amicizia non dipende da una telefonata, chi mi aspetta, chi mi rispetta, e anche chi ha deciso di andare via: uno spazio glielo lascio, poi si vedrà. Ci metto il lavoro, la fatica e la passione che fa muovere le dita sulla tastiera e fa girare gli ingranaggi del cervello. Ci metto tutta la mia storia, per non dimenticare mai da dove vengo e chi sono.
Il resto dello spazio lo lascio ai cambiamenti che ci saranno, al futuro che ancora deve prendere forma, alle decisioni che prenderò, a quelle che subirò. Lascio spazio all'aria che respirerò, ai Paesi e ai luoghi che visiterò e alle parole che scriverò.
Buon anno, di pace e speranza.
Quest'anno ci infilo subito Valerio e tutto ciò che verrà nei prossimi mesi; ci metto la mia famiglia per intero; gli Amici, quelli vicini e quelli lontani, chi c'è sempre nonostante il tempo che passa, chi sa leggere tra le righe, chi sa che un'amicizia non dipende da una telefonata, chi mi aspetta, chi mi rispetta, e anche chi ha deciso di andare via: uno spazio glielo lascio, poi si vedrà. Ci metto il lavoro, la fatica e la passione che fa muovere le dita sulla tastiera e fa girare gli ingranaggi del cervello. Ci metto tutta la mia storia, per non dimenticare mai da dove vengo e chi sono.
Il resto dello spazio lo lascio ai cambiamenti che ci saranno, al futuro che ancora deve prendere forma, alle decisioni che prenderò, a quelle che subirò. Lascio spazio all'aria che respirerò, ai Paesi e ai luoghi che visiterò e alle parole che scriverò.
Buon anno, di pace e speranza.
lunedì 8 dicembre 2008
Un anno
Un anno di amore, un anno di baci, un anno di abbracci, un anno di parole, un anno di occhi, un anno di sguardi, un anno di sogni, un anno di risvegli, un anno di respiri, un anno di progetti, un anno di scoperte, un anno di pensieri, un anno di ricerche, un anno di racconti, un anno di speranze, un anno di viaggi, un anno di notti, un anno di canzoni alla radio, un anno di strada, un anno di passeggiate, un anno di una mano, nell'altra, un anno di sussurri, un anno di sorrisi, un anno di risate, un anno di vita, un anno di scelte, un anno di comprensione, un anno di vita che non è più mia ma diventa nostra, un anno passato, immerso nel presente che cresce nel futuro.
venerdì 14 novembre 2008
La pioggia
L'altro giorno mi lamentavo della pioggia. Allora mi madre mi ha detto: "Proprio stamattina leggevo la poesia di Neruda, Lentamente muore. E dice anche: Lentamente muore chi passa i giorni a lamentarsi della propria sfortuna o della pioggia incessante".Allora c'ho pensato. Perché a me la pioggia non piace, ma mentre ero in macchina e i tergicristalli erano impegnati in una lotta senza fine con le gocce che picchiavano duro contro il vetro, ho scattato una foto. Questa foto.
E ho provato a pensare a tutte le cose positive che derivano dalla pioggia. Non ci credevo nemmeno io, ma ne ho trovate moltissime.
domenica 2 novembre 2008
L'uomo che amava le donne
Ho "incontrato" Stieg Larsson un paio di mesi fa. In poco più di due settimane ho letto Uomini che odiano le donne e La ragazza che giocava con il fuoco, 1.430 pagine in tutto. Ora aspetto il 14 gennaio del prossimo anno, giorno in cui uscirà il terzo volume della trilogia Millennium.
Larsson è un giornalista svedese, fondatore della rivista di denuncia Expo, morto d'infarto nel 2004. Ha fatto in tempo a scrivere la trilogia, nel suo computer sono rimaste 200 pagine del IV volume che però nessuno leggerà mai. Mi è piaciuto subito, siamo andati d'accordo perché la bella scrittura mi piace. Pulita, lineare, asciutta, senza fronzoli. Mattoni che a vederli fanno paura ma che si leggono piacevolmente. Una storia avvincente, costruita bene, molto realistica.
Oggi ho letto l'intervista alla sua compagna, architetto di 54 anni con la quale ha vissuto a Stoccolma. Si sono conosciuti nel 1972, manifestando contro la guerra in Vietnam. E non si sono più lasciati. La giornalista le chiede perché non si siano mai sposati. Lei le risponde mostrandole i due anelli che avevano comprato ma che non sono mai serviti perché quando avevano deciso di sposarsi, Grenada fu invasa dagli Usa e loro da attivisti erano troppo impegnati per il matrimonio. La giornalista scrive che durante l'intervista, Eva Grabielsson ha spesso gli occhi lucidi.
Dice Eva: "Quando Stieg è morto, il 9 novembre del 2004, boom!, ho perso di colpo la capacità di leggere. Seguivo riga per riga con un dito, pronunciavo la parola ad alta voce, come un bambino, alla fine ... Non sapevo cosa avessi letto. [...] Non riuscivo a mangiare, a dormire in modo normale e comunque non nel letto, mi sdraiavo per terra. Non in camera, ma davanti alla porta [...]. Non festeggio l'anniversario del giorno in cui è morto. Festeggio quello in cui è nato. Io sono come Golia contro il gigante. Ho perso ma credo di aver vinto. Ho avuto l'eredità più bella, la nostra vita insieme. Sono cresciuta grazie a lui [...]. Oggi è difficile che le persone la vedano così e a me dispiace: avanzano nell'esistenza come ciechi".
Mi ha fatto tenerezza leggere queste righe, il racconto di chi che ha perso l'amore della sua vita, quello che ti cambia, con il quale cresci. E questo le ha fatto superare i contrasti con la famiglia di lui, l'umiliazione di sentirsi un'estranea davanti allo Stato solo perché non era sposata.
Lo ha perso e ha smesso di leggere, di contare, di mangiare. Mi ha commosso entrare nel dolore di una donna amata da un uomo che amava le donne.
Larsson è un giornalista svedese, fondatore della rivista di denuncia Expo, morto d'infarto nel 2004. Ha fatto in tempo a scrivere la trilogia, nel suo computer sono rimaste 200 pagine del IV volume che però nessuno leggerà mai. Mi è piaciuto subito, siamo andati d'accordo perché la bella scrittura mi piace. Pulita, lineare, asciutta, senza fronzoli. Mattoni che a vederli fanno paura ma che si leggono piacevolmente. Una storia avvincente, costruita bene, molto realistica.
Oggi ho letto l'intervista alla sua compagna, architetto di 54 anni con la quale ha vissuto a Stoccolma. Si sono conosciuti nel 1972, manifestando contro la guerra in Vietnam. E non si sono più lasciati. La giornalista le chiede perché non si siano mai sposati. Lei le risponde mostrandole i due anelli che avevano comprato ma che non sono mai serviti perché quando avevano deciso di sposarsi, Grenada fu invasa dagli Usa e loro da attivisti erano troppo impegnati per il matrimonio. La giornalista scrive che durante l'intervista, Eva Grabielsson ha spesso gli occhi lucidi.
Dice Eva: "Quando Stieg è morto, il 9 novembre del 2004, boom!, ho perso di colpo la capacità di leggere. Seguivo riga per riga con un dito, pronunciavo la parola ad alta voce, come un bambino, alla fine ... Non sapevo cosa avessi letto. [...] Non riuscivo a mangiare, a dormire in modo normale e comunque non nel letto, mi sdraiavo per terra. Non in camera, ma davanti alla porta [...]. Non festeggio l'anniversario del giorno in cui è morto. Festeggio quello in cui è nato. Io sono come Golia contro il gigante. Ho perso ma credo di aver vinto. Ho avuto l'eredità più bella, la nostra vita insieme. Sono cresciuta grazie a lui [...]. Oggi è difficile che le persone la vedano così e a me dispiace: avanzano nell'esistenza come ciechi".
Mi ha fatto tenerezza leggere queste righe, il racconto di chi che ha perso l'amore della sua vita, quello che ti cambia, con il quale cresci. E questo le ha fatto superare i contrasti con la famiglia di lui, l'umiliazione di sentirsi un'estranea davanti allo Stato solo perché non era sposata.
Lo ha perso e ha smesso di leggere, di contare, di mangiare. Mi ha commosso entrare nel dolore di una donna amata da un uomo che amava le donne.
Iscriviti a:
Post (Atom)