venerdì 17 ottobre 2008

Che rumore fa, la felicità

Questa volta lasciate che sia felice,
non è successo nulla a nessuno,
non sono da nessuna parte,
succede solo che sono felice
fino all’ultimo profondo angolino del cuore.
Camminando, dormendo o scrivendo,
che posso farci, sono felice.
Sono più sterminato dell’erba nelle praterie,
sento la pelle come un albero raggrinzito,
e l’acqua sotto, gli uccelli in cima,
il mare come un anello intorno alla mia vita,
fatta di pane e pietra
la terra l’aria canta come una chitarra.
L’aria canta come una chitarra.
Tu al mio fianco sulla sabbia, sei sabbia
tu canti e sei canto.
Il mondo è oggi la mia anima, canto e sabbia, il mondo oggi è la tua bocca
lasciatemi sulla tua bocca e sulla sabbia
essere felice,
essere felice perché sì,
perché respiro e perché respiri,
essere felice perché tocco il tuo ginocchio
ed è come se toccassi la pelle azzurra del cielo
e la sua freschezza.
Oggi lasciate che sia felice, io e basta,
con o senza tutti, essere felice con l’erba
e la sabbia essere felice con l’aria e la terra,
essere felice con te,con la tua bocca,
essere felice.

("Ode al giorno felice", Pablo Neruda)

venerdì 10 ottobre 2008

Professione: pennivendoli. Mestiere: giornalista.

C'è chi, giustamente, considera gli appartenenti alla mia categoria come una casta. Perché nei grandi (e nei piccoli, ahimé) giornali così come nelle radio o nelle tv ci sono tanti senatori, quelli che scaldano la sedia, firmano un fondo al mese e prendono 8mila euro al mese. Ci sono quelli che si fanno rimborsare un caffè dall'azienda essendo direttori dell'azienda stessa e prendendo per questo svariate migliaia di euro. C'è chi dovrebbe organizzare i giornali, ma passa le giornate al bar o a fumare sigarette. C'è chi si finge malato per non accettare i trasferimenti e fa il furbo facendo pressioni con gli amici di papà. C'è chi entra nei posti solo per il cognome che porta. E fa niente che non sa coniugare un congiuntivo. C'è chi scrive solo quello che gli viene gentilmente dettato dal politico di turno. E per fare tutto questo, si ricevono stipendi molto alti, benefit in ogni dove, sistema sanitario privato (cliniche a cinque stelle convenzionate per ogni malanno, finto o vero) e sistema previdenziale a sé.

Però, perché c'è sempre un però, conosco tanti colleghi bravi, dei fuoriclasse che si fanno un mazzo così dalla mattina alla sera. Che hanno passione per quello che fanno, che sanno ancora "essere" giornalisti, attenti, scrupolosi e bravissimi senza riserve. Ma la maggior parte di loro è precario, è collaboratore a 16 euro al pezzo lordi. Aspetta anni, decine di anni per una sostituzione estiva o per una maternità che significa mettere un pezzetto di piede in redazione. Corrono da una parte all'altra della città a qualunque ora del giorno e della notte. Passano le giornate al telefono (non rimborsato) per scrivere tremila battute che firmerà con il giornalista che è rimasto al caldo (o al fresco d'estate)in redazione. Aspettano anni il sogno di un praticantato. Sudano per avere contatti, per mantenerseli. Fanno anticamera dei potenti, aspettano fuori dai ristoranti al freddo e al gelo, a 40 gradi come a -10 senza battere ciglio. Fanno turni massacranti, lavorando anche tredici, quattordici ore di fila. Notte e giorno, non fa differenza. Seguono noiosi consigli comunali, accesi dibattiti parlamentari sul nulla e prendono le botte a Pianura perché si espongono troppo. Sacrificano la loro vita personale, perché non è facile far conciliare gli orari con un lavoro "normale". Perdono amici, treni, fidanzati, vacanze.

E allora, se permettete, io questa categoria "sana" la difendo. Margherita Granbassi, tra una foto sul settimanale patinato di turno e un'Olimpiade, dice: "Dopo (DOPO!) la carriera sportiva mi piacerebbe fare la giornalista". Bene. Manco finisce l'Olimpiade che Michele Santoro, il guru del giornalismo televisivo d'inchiesta, la chiama a condurre con lui AnnoZero. A FARE la giornalista. Chissà a quanti altri giovani e preparati giornalisti avrà fatto provare Santoro prima di scegliere la bionda atleta. Fa niente che l'Arma (della quale la fiorettista fa parte) la richiama all'ordine. Lei prende l'aspettativa. Chissà se i precari che fanno la fila e sgomitano da secoli alla Rai se la possono permettere l'aspettativa. Tutti s'inventano giornalisti, tutti vogliono tentare. Vorrei cambiare mestiere...che faccio? Massì! Il giornalista. Mi voglio reinventare...che faccio? Massì, il giornalista! Tutti pensano che sia facile fare il giornalista. Che ci vuole? Anzi, che figo. Io faccio il giornalista. Wow. E' no. Non funziona propriamente così.

Una volta, all'università, venne l'ex direttore del Messaggero e poi deputato, Paolo Gambescia. Raccontò un episodio e io non l'ho mai dimenticato. Per un periodo della sua vita (non so se lo sia tutt'ora) è stato sotto scorta per le minacce ricevute dalle Br. Un giorno il figlio piccolo si affaccia alla finestra e guarda la macchina della polizia di sotto e gli chiede: Papà, ma perché proprio tu devi fare questo lavoro? E lui rispose, pensandoci un po': E perché no? E ci spiegò, raccontando l'aneddoto che questo non è un lavoro. E' un mestiere. Perché è artigianale, diceva Walter Tobagi, individuale, duro. Questo ricordava Ai maestri della filosofia, della sociologia da strapazzo.

venerdì 12 settembre 2008

Stregata (e distratta) da faccialibro

L'ho scoperto per caso e per quasi due settimane ne sono stata attratta in modo spasmotico. Anche perché ho incontrato tanti che come me si collegano spesso a Faccialibro, detto anche Facebook. Ho creato la mia paginetta, ho messo qualche foto e ho scoperto un mondo incredibile...

Vecchi compagni del liceo che non sentivo da secoli (tra l'altro ho scoperto - e aderito - un gruppo del nostro ex liceo, la Fratellanza foscoliana), rivisto con loro delle foto della V ginnasio o della gita a Budapest. Ho riacciuffato Stefano che non vedo da un anno, agganciando qua e là anche compagni di università che mi ero persa per strada. Ho "incontrato" Karima da Dubai e abbiamo potuto conoscere sempre virtualmente i nostri rispettivi fidanzati. Ho beccato anche il Sisotto from London. Insomma, un bel po' di gente.

Tutto questo mi ha però distratta dal blog. Sono giorni che non ci metto mano. In realtà non c'è granché da dire, tranne che ho ricominciato a pieno ritmo a lavorare, che il sindaco mi dà sempre un sacco di lavoro, che il parcheggio al Pincio non si fa più, che sta iniziando una stagione calda per l'emergenza casa. E che oggi sono contenta di fare il lavoro che faccio.

domenica 24 agosto 2008

Il rientro

In realtà sono tornata a casa da qualche giorno. Sei, per l'esattezza. Ma il vero rientro, quello che fa suonare la campanella della fine dell'estate è oggi, perché ricomincio il lavoro.

E' stata una bella estate, molto lavorativa, ma bella. Ho fatto un viaggio meraviglioso, il più bello di tutti. Ho visitato l'Andalusia, insieme con Valerio. L'abbiamo calpestata, giorno dopo giorno, mano nella mano. Dieci giorni in cui ho scoperto un angolo magnifico della Vecchia Europa. E in cui ho scoperto che Valerio è anche il mio compagno di viaggi preferito. Non me ne voglia chi ha già viaggiato con me, ma con lui è diverso. Abbiamo condiviso ogni minuto degli undici giorni passati insieme, scoprendo paesaggi nuovi, visitando città bellissime, affrontando piccoli e grandi disagi. La quotidianità con lui mi piace tanto.

Camminare in posti nuovi tenendogli la mano è la fotografia di questa mia estate bellissima.

venerdì 1 agosto 2008

Buone vacanze

Oggi è il mio ultimo giorno di lavoro e quindi, di contatto quotidiano con il mio amato Pc. Forse riuscirò ad aggiornare il blog durante queste lunghe ferie, ma nel caso contrario, lascio questo ultimo post pre vacanze.
Buon riposo a tutti, godetevi questo ultimo scorcio di estate.

mercoledì 30 luglio 2008

Le barricate, ancora loro

Sarà l'estate che ci fa male. Ma siamo di nuovo sulle barricate, a tre giorni dallo stop estivo. Quattro giorni di sciopero (revocabili) per il mancato rispetto dell'azienda di un accordo con il cdr (la componente sindacale dei giornali). Per chi vuol saperne di più, legga i comunicati su www.epolis.sm.

Oggi è il secondo giorno. Quando uno pensa allo sciopero, dice: ammazza, adesso mi riposo qualche giorno...
Macché. Telefonate fiume a tutte le ore, sms, email, minacce, rettifiche, persone che ti cercano per chiederti perché non è uscito il giornale. L'ansia non ti lascia in pace, anche se provi a sfogliare un libro o la guida del vicinissimo viaggio. Mal di testa martellante. Sono faticose le barricate. Ma necessarie, perché (e detto da me fa un certo effetto anche per la sottoscritta) in questo momento, almeno per noi, non c'è alternativa alla prova di forza per far rispettare i nostri diritti di lavoratori.

giovedì 24 luglio 2008

Il vento, sempre lui

Era un po' che non soffiava così forte. Quasi me l'ero dimenticato. E invece eccolo qua, forte e prepotente come sempre. E per introdurre questo post uso le parole del mio amico Giornalaio: se leggete, non fate finta di non averlo letto.

Il vento, dicevo. Ha scompigliato un po' di carte, e spesso questa non è una brutta cosa. Ha toccato nervi scoperti, ha risvegliato animi indolenziti dalla vita, ha oliato ingranaggi arrugginiti dall'appannaggio di una calma apparente. Ho provato a tenere ferme le carte che volavano via a ogni folata, c'ho messo impegno, ho faticato non poco. Invece, niente. Ha vinto ancora lui. Forse non mi sono impegnata abbastanza, mea culpa, forse doveva andare così. Forse qualche cartaccia qua e là può rivelarsi documento interessante. E se nemmeno quella servirà a riempire caselle vuote, pazienza. La cosa bella delle giornate ventose è che alla fine il cielo è azzurro, limpido. E l'aria più pulita.

Un post palloso, me ne dolgo per chi è incappato in questo poco inchiostro versato.