Oggi è stato il mio primo giorno di ferie.
Una giornata ventosa, senza sole e pure con qualche goccia di pioggia. Ma è stata una giornata lenta, senza impegni, trascorsa ciondolando per casa e poi passeggiando qua e là.
Sento che il fisico si sta adattando al riposo, l'emicrania mi dice che i nervi stanno allentando la presa, il sonno profondo racconta di tante ore non consumate che ora chiedono di essere lasciate sulle lenzuola.
Sento la testa che si svuota, pronta solo a raccogliere le immagini di un film al cinema, il rumore quieto di una Roma semideserta ma bellissima come sempre. Le risate delle amiche che non vedo da un po', ma alle quali ho tanto da raccontare. I pensieri vanno liberi, senza freni. Aspetto di godermi qualche giorno così, senza meta prima di tuffarci in Portogallo. Stasera riprendo la guida in mano, focalizzo qualche dettaglio in più. L'ho tenuta di proposito sullo scaffale, lontano dal computer, dai fogli, dalle penne, per non sporcare il nostro viaggio con la mia quotidianità.
Mi godo il silenzio e la pace che sto conquistando, per poi assaporare solo il riposo. Ogni tanto guardo oltre e sbircio l'autunno. Ma non c'è fretta, il futuro lo lascio dov'è.
lunedì 3 agosto 2009
giovedì 23 luglio 2009
L'estate
Mi piace l'estate. Il caldo, l'afa, il sole, forte. Mi piace l'atmosfera, di vacanza anche se si lavora. Mi piace perché le giornate sono lunghe, i tramonti sono rossi come il fuoco e sembrano non voler finire mai. Mi piace guardare il sole che si addormenta nel mare, piano piano. E che sorge presto la mattina. Mi piace guardare la luce forte dalle fessure delle persiane, mi piacciono i colori della terrazza e il profumo dei fiori che scoppiano di vita. Mi piace anche l'afa, quella appiccicosa, quella che ti toglie il respiro, perché dà il senso dell'estate. Mi piace quando sono al mare, sentire il vento e la sabbia che scotta sotto i piedi. Mi piace il sole sulla pelle, che entra dentro, fino al cuore e al cervello. Mi piace l'assenza di movimento delle ore dopo pranzo, le cicale che accompagnano il tempo. Mi piace il cielo azzurro, i palazzi e le case che sembrano più belli. E mi piace pensare alle vacanze che farò.
domenica 19 luglio 2009
La quiete dopo il silenzio
Qualche lettera, digitata di corsa. Poi via, dito anulare destro sul tasto e le parole non si sono più. Cancellate. Inizio a pensare che sia una maledizione, di quelle estive. Come quando è nata l'Araba Fenice, quando quel pezzo di mondo costruito piano piano, i sacrifici, le nottate, le pagine scritte e quelle passate sparissero nel nulla. Puf. Niente più. Dopo due anni, sembra la stessa storia: una di quelle che torna senza avvisare, come chi suona al campanello la domenica mattina presto. Non me l'aspetto, mi coglie di sorpresa. Dico che no, adesso basta, non si può proprio. Sto in silenzio, all'angolo, con il respiro corto.
Poi succede che attraverso una strada di campagna, in silenzio. La macchina scivola sulla lingua d'asfalto e vedo il verde e il marrone, il celeste del cielo spazzato dal vento. Ci sono i grilli e le cicale. C'è il caldo torrido. Accanto a me, la parte migliore della mia vita. Uno sguardo che cancella tutto il resto. La meraviglia della natura che riappacifica l'anima e accarezza il cuore. E' tutto qui.
Poi succede che attraverso una strada di campagna, in silenzio. La macchina scivola sulla lingua d'asfalto e vedo il verde e il marrone, il celeste del cielo spazzato dal vento. Ci sono i grilli e le cicale. C'è il caldo torrido. Accanto a me, la parte migliore della mia vita. Uno sguardo che cancella tutto il resto. La meraviglia della natura che riappacifica l'anima e accarezza il cuore. E' tutto qui.
martedì 16 giugno 2009
Cose di un altro mondo. Anzi no.
http://napoli.repubblica.it/multimedia/home/6482639
Questo è link di un video che racconta la nostra indifferenza, il nostro menefreghismo di fronte alla morte degli altri. E' un video che racconta di camorra, di prioiettili sparati per far capire che lì, ai quartieri spagnoli di Napoli comandano loro. E che colpiscono un giovane rumeno mentre sta entrando nella metro con la fidanzata. Lui si accascia morente, mentre la gente scappa da quel fuoco di proiettili. Quasi gli passano sopra, mentre la ragazza si dispera e lui agonizza per terra, come una bestia. Solo alla fine, dopo qualche minuto qualcuno chiama aiuto con il cellulare e una signora cerca di dare un fazzoletto alla ragazza che piange disperata. Una tristezza infinita. Anche questa è l'Italia.
Questo è link di un video che racconta la nostra indifferenza, il nostro menefreghismo di fronte alla morte degli altri. E' un video che racconta di camorra, di prioiettili sparati per far capire che lì, ai quartieri spagnoli di Napoli comandano loro. E che colpiscono un giovane rumeno mentre sta entrando nella metro con la fidanzata. Lui si accascia morente, mentre la gente scappa da quel fuoco di proiettili. Quasi gli passano sopra, mentre la ragazza si dispera e lui agonizza per terra, come una bestia. Solo alla fine, dopo qualche minuto qualcuno chiama aiuto con il cellulare e una signora cerca di dare un fazzoletto alla ragazza che piange disperata. Una tristezza infinita. Anche questa è l'Italia.
domenica 14 giugno 2009
Infiorata
Che bella. Ogni anno l'Infiorata è sempre meglio. L'aria carica di odori, di profumi, di parole, di chiacchiere e di passi sui sanpietrini.Stamane c'era tanta gente, tutta assiepata ai lati di via Livia, mentre i quadri finivano di prendere forma. Stasera, invece, con il silenzio e il fresco sarà uno spettacolo indimenticabile.
giovedì 4 giugno 2009
Tante domande, qualche risposta
Più volte ho aperto la pagina del blog per aggiornarlo, scriverci qualcosa. Ma ogni volta, click, chiudevo e non scrivevo una riga. Un po' mi sento in colpa, perché quando ho iniziato il blog ero partita con le buone intenzioni. Un blog va trattato bene, va coltivato, come una pianta, se no muore. Poi, un blog con il nome come il mio non può spegnersi. L'araba fenice!
La cosa che mi bloccava era una domanda: ma cosa scrivo? Io che per mestiere ho il grande privilegio di raccontare ogni giorno tante storie, quando pensavo al blog mi sentivo scarica, come se non avessi storie belle da condividere. Invece, di cose in questo periodo ce ne sono state tante. L'Abruzzo, in primis, con il terremoto e tutto quello che ho visto, ascoltato, odorato nella settimana in cui ho praticamente vissuto tra tendopoli e macerie. Ho anche scritto un post, ma poi raccontando troppo mi sembrava di violare il silenzio, il dolore, la compostezza di quella gente. Quante parole sono state spese per loro! La speranza è che presto diventino fatti.
Di politica non parlo sul mio blog. La racconto e la vivo ogni giorno, la mia Araba fenice vorrei tenerla pulita. Almeno lei...
Allora, cosa racconto? Stasera, che è una bella sera di giugno fresca e profumata di gelsomino, non ho cose particolari da raccontare. Oggi, dopo quattro giorni di fila, non ho avuto la febbre. I miei domani mattina partono per Madrid, e questa è una bellissima notizia, visto che anche a causa nostra praticamente non sono mai andati da nessuna parte. E poi che sono abbastanza serena: anche questo mi ha insegnato l'Abruzzo. Ogni volta che mi viene l'angoscia, o qualche ansia, penso ai miei amici abruzzesi nelle tende, al loro orgoglio, alla loro speranza di rientrare nelle case. Alla loro tenacia, alla fiera appartenenza a quella terra che trema, trema sempre.
In questa sera di giugno, penso che certe volte non servono storie fantastiche per tenere un blog. Basta un pizzico di serenità, una famiglia in salute e la benedizione, come la mia, di avere un fidanzato d'oro e degli amici fidati e affettuosi.
Buonanotte.
P.S.: voglio aggiungere due righe. Per una persona che sicuramente leggerà questo post e che in questo periodo non sta benissimo. Non sono il mago merlino, non ho bacchette magiche né pozioni favolose. Ma tu, però, amica mia, tieni duro: perché il punto più buio, più nero, quello che ti attanaglia l'anima e che fa sembrare tutto più grande di te è il momento che precede l'alba. La luce è dietro l'angolo, stringi i denti.
La cosa che mi bloccava era una domanda: ma cosa scrivo? Io che per mestiere ho il grande privilegio di raccontare ogni giorno tante storie, quando pensavo al blog mi sentivo scarica, come se non avessi storie belle da condividere. Invece, di cose in questo periodo ce ne sono state tante. L'Abruzzo, in primis, con il terremoto e tutto quello che ho visto, ascoltato, odorato nella settimana in cui ho praticamente vissuto tra tendopoli e macerie. Ho anche scritto un post, ma poi raccontando troppo mi sembrava di violare il silenzio, il dolore, la compostezza di quella gente. Quante parole sono state spese per loro! La speranza è che presto diventino fatti.
Di politica non parlo sul mio blog. La racconto e la vivo ogni giorno, la mia Araba fenice vorrei tenerla pulita. Almeno lei...
Allora, cosa racconto? Stasera, che è una bella sera di giugno fresca e profumata di gelsomino, non ho cose particolari da raccontare. Oggi, dopo quattro giorni di fila, non ho avuto la febbre. I miei domani mattina partono per Madrid, e questa è una bellissima notizia, visto che anche a causa nostra praticamente non sono mai andati da nessuna parte. E poi che sono abbastanza serena: anche questo mi ha insegnato l'Abruzzo. Ogni volta che mi viene l'angoscia, o qualche ansia, penso ai miei amici abruzzesi nelle tende, al loro orgoglio, alla loro speranza di rientrare nelle case. Alla loro tenacia, alla fiera appartenenza a quella terra che trema, trema sempre.
In questa sera di giugno, penso che certe volte non servono storie fantastiche per tenere un blog. Basta un pizzico di serenità, una famiglia in salute e la benedizione, come la mia, di avere un fidanzato d'oro e degli amici fidati e affettuosi.
Buonanotte.
P.S.: voglio aggiungere due righe. Per una persona che sicuramente leggerà questo post e che in questo periodo non sta benissimo. Non sono il mago merlino, non ho bacchette magiche né pozioni favolose. Ma tu, però, amica mia, tieni duro: perché il punto più buio, più nero, quello che ti attanaglia l'anima e che fa sembrare tutto più grande di te è il momento che precede l'alba. La luce è dietro l'angolo, stringi i denti.
lunedì 4 maggio 2009
Storie di ordinaria inciviltà
Una sera qualunque, in un ristorante della via Tuscolana. E' sera tarda, quasi mezzanotte. Siamo rimasti in pochi, noi tre paghiamo e mentre aspettiamo il resto entra un uomo. Zoppica vistosamente, tanto che si deve appoggiare alla porta del locale. Chiede di fare una chiamata, ma il cameriere prima e il proprietario poi lo allontanano dicendo: "Il telefono non chiama, riceve solo". Noi lì per lì non capiamo, ma usciamo e troviamo l'uomo steso a terra con due ragazzi che stanno chiamando il 118 perché sta male, è ubriaco ed evidentemente ha problemi. Aspettiamo che arrivi l'ambulanza, lo caricano e lo portano via. Salutiamo i due ragazzi e ci allontaniamo. Però poi rientriamo nel locale, dicendo al proprietario che è stato un incivile. Che l'uomo stava male e bastava fare una chiamata al 113, al 112, al 118, insomma a chi gli pare. Lui risponde che ogni giorno gli entrano delinquenti, rapinatori, gente che chiede soldi. A nulla sono servite le nostre proteste: ci ha liquidati con due parole, a mezza bocca. Siamo usciti amareggiati, perché l'inciviltà fa male a tutti. Gli abbiamo detto che vorremmo vedere lui nella situazione di quell'uomo: avere bisogno di aiuto e trovarsi soli in strada senza un cane che chiami qualcuno. Non ci ha nemmeno guardati, ha continuato a fare i suoi conti.
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